mercoledì 22 febbraio 2012

La famiglia

A partire dagli studi di Farber (cit. in Zanobini M., Manetti M., Usai, 2002) alla fine degli anni cinquanta, si è sviluppato un filone di interesse scientifico per lo studio della famiglia del disabile; la famiglia è gradualmente tornata protagonista della gestione del minore disabile e da parte della comunità scientifica è cresciuto l'interesse per una valutazione dell'impatto della disabilità sul sistema familiare.

Come spesso accade, questo cambiamento ha anche una matrice culturale, che in ambito psicologico risiede nel ritenere lo sviluppo dell'individuo come strettamente dipendente dal contesto affettivo di appartenenza. Alcune teorie psicologiche a partire dagli anni sessanta hanno sottolineato la funzione fondamentale della relazione madre bambino nel favorire lo sviluppo sano del neonato. La teoria dell'attaccamento (Bowlby, 1969) ha fornito ampi argomenti a sostegno dell'importanza della qualità delle relazioni primarie nello sviluppo psicologico degli individui, sottolineando la precocità con cui alcuni assetti psicologici si formano a partire dallo stile relazionale delle figure di accudimento.

Nel caso delle persone disabili dalla nascita, ci troviamo di fronte ad una situazione particolare: la condizione di sofferenza non emerge in tempi dilatati, non ha momenti di gestazione o di latenza. La disabilità prorompe, improvvisa e spesso inaspettata, un evento traumatico che segna un'esistenza e ne condiziona inevitabilmente altre.

La maggior parte delle persone cresce con un fratello o una sorella; approssimativamente 80% dei bambini disabili ha un fratello o una sorella. 
Nessuno conosce la tua vita meglio di un fratello che ha quasi la tua età. Sa chi sei e cosa sei meglio di chiunque altro. Mio fratello ed io ci siamo detti delle cose imperdonabili l'ultima volta che ci siamo visti e sto cercando di buttarmele alle spalle, e questo viaggio è duro da mandare giù per il mio orgoglio, ma spero di non arrivare tardi. Un fratello è un fratello.
(Dal film Una Storia Vera di David Linch, 1999)
Una caratteristica tipica del legame fraterno è la sua estrema ambivalenza: presenta infatti caratteristiche opposte, quali reciprocità ed asimmetria, condivisione e complementarietà, rivalità ed alleanza, invidia ed amore profondo.
La rivalità è la dimensione più studiata storicamente; a tale proposito intense esperienze emotive di gelosia ed invidia si presentano frequentemente e vengono spesso confuse o ritenute molto simili. 
In realtà la gelosia è una forte risposta alla minaccia di perdere la persona amata per l'intrusione di un terzo individuo (rivale) tipico dei contesti triangolari e spesso nel caso dei fratelli riguarda la contesa dell'amore materno.
L'invidia è un sentimento ancora più intenso, nato dalla percezione di essere inferiori, fomenta il desiderio di impossessarsi di una condizione di vita migliore, impedendo agli altri di fare lo stesso; l'invidia può subentrare tra due individui.

giovedì 2 febbraio 2012

L'annuncio della nascita

L'annuncio ai genitori della nascita di un bambino disabile, o comunque con "problemi" rispetto alla salute di un bimbo neonato, è un momento assai duro, delicato e che rimarrà nella memoria del nucleo famigliare. Dopo l'annuncio ci sono esigenze di tipo informativo sulle caratteristiche delle varie patologie, sulle risorse alle quali si può attingere e sui diritti che tutelano la persona disabile. Cambiano le prospettive che la famiglia si era fatta con l'attesa del proprio figlio.
Ma tante sono le testimonianze di famiglie con un bambino disabile che hanno riscoperto valori ed equilibri affettivi a cui non sarebbero più disposte a rinunciare. 
Kenzaburo Oe (1995), premio Nobel per la letteratura, in un libro in cui racconta la propria esperienza di vita con il figlio disabile, così si esprime al riguardo:
Venticinque anni fa, il mio primo figlio nacque con una malformazione cerebrale, e naturalmente questo per me fu un colpo durissimo. Tuttavia, devo riconoscere che il tema principale attorno al quale ha ruotato tutta la mia attività di scrittore è stato proprio il modo in cui la mia famiglia ha impostato la convivenza con questo membro "diverso". Anzi devo ammettere che ciò che penso della società e del mondo, e addirittura di ciò che li trascende, si basa sulla mia vita con lui. (Oe, 1995)

martedì 24 gennaio 2012

Diversità

Ciascuno è singolarità
prezioso essere individualità.

Ama la tua diversità
il sentire come alterità
né disprezzare mai il prossimo tuo
come se fossi centro di un mondo che
non ti appartiene.

Vivi amando accogliendo,
sebbene tu pianga non riamato.

Ama chi vive e per te soffre
solo perché ha occhi diversi
un corpo una mente altra da te.

Ama incondizionatamente chi implora
e con coraggio nel silenzio prega
che possa giungere in quiete la sera.

Ama la tua malattia non come sconfitta
ma come prova e sacrificio della vita.

Ama chi dirà male di te e morirà
perché non gli porgerai mai la mano.

Ama il tuo fratello che il suo male
trasforma in generoso altruismo
perché con sguardo nuovo egli possa guardare,
riabilitando la fede nel domani.




lunedì 16 gennaio 2012

Up not down

Quando tutto accadde non ti accettai
chiedendo a Dio di cambiarti e di guarirti
mentre guardavo i tuoi occhi a mandorla ancora chiusi.
Ma poi quando apristi quei meravigliosi occhietti vispi ed
enormi
e mi guardasti fisso negli occhi con quello sguardo
profondissimo
cercando solo sorrisi ed amore con quello stupore e candore
che solo i bimbi hanno,
completamente indifesa e minuscola,
fu come se Gesù stesso mi dicesse: “Ecco una delle mie
creature e figlie
predilette! Te l’affido, abbine cura!”
In quel momento, mentre mi fissava, capii che non era lei
mancante
ma io;
oltre ad avere un cromosoma in più
aveva qualcos’altro che noi “normali” non abbiamo.
Da quel giorno
non ho più pregato Dio che ti cambiasse
ma che Egli continuasse a cambiare noi
tramite te!
Il regno dei cieli è dei bimbi”
Benedetto sei Signore perché hai nascosto queste cose ai
potenti
ma le hai rivelate agli umili”.

Oggi se potessi tornare indietro
ed avessi la facoltà di scegliere mia figlia,
chiederei di riavere Micol (“Nessuno è come Dio”).

24 novembre 2009
Lino.




Bibliografia:                       Io e mio figlio
la nascita, il ricordo, l'Amore
...e con Amore conquisteremo il Mondo!
Racconti del gruppo FB
Genitori di ragazzi Down - Esperienze a confronto

domenica 15 gennaio 2012

Alice: la mia bimba super

La sua nascita mi ha portato una gioia immensa (…) Alice alla nascita pesava 3,800 kg, grande diceva il mio ginecologo quando mi controllava durante la gravidanza; alla mia domanda insistente e ripetitiva di ogni mese: “dottore guardate bene tutto perché io ho paura delle sdD, se è il caso di fare l’amniocentesi, io la faccio.”, lui mi diceva sempre, non mi scorderò mai delle sue parole: “Tua figlia è grande, è una porcellina, è alta e non c’è nessun segno che faccia pensare a questo” perché continuava dicendo “i bambini Down sono piccoli, non sono come Alice.” (…) Per la gravidanza di Alice ho avuto sempre la stessa paura, ci pensavo sempre cosa che con Vincenzo non l’ ho mai fatto non so perché.

Nella mia vita non avevo mai visto un bimbo Down piccolo, poi per caso gli ultimi mesi della gravidanza, incontrammo una bella famiglia che avevano nel passeggino un bimbo piccolo Down, io ebbi paura e mi girai di botto però notai che avevano dei sorrisi immensi stampati in faccia i suoi genitori, giovanissimi, dopo io ci pensavo sempre. (…)
Quando ho partorito la guardai e mi rassicurai; ero strafelice poi dopo un po’ chiesi se era sana e le infermiere mi dissero di si. Dopo due giorni il dubbio dei medici ci fece crollare il mondo addosso, le mie paure erano segni. Dopo 15 giorni la conferma data nel corridoio da un pediatra che aveva un sorriso con 32 denti in mostra ed io scioccata che non riuscivo a piangere mentre lui: “è una bimba come tutte le altre, potrà fare tutto…”.
Io mi sono sentita strappare il cuore e nello stesso tempo stringevo la mia piccola a me. Mi sento morta dentro e non c’è niente che mi può far felice.


Da quel giorno però guardo Alice, la vedo stupenda e non riesco ad immaginare la mia vita senza di lei, se Dio venisse da me e mi dicesse: “te la cambio io” no, è mia è lei che volevo, è come la immaginavo. Amo alla follia Alice ed è solo lei che voglio.

La tua mamma, il tuo papà e Vincenzo
 
Bibliografia: Io e mio figlio
la nascita, il ricordo, l'Amore
...e con Amore conquisteremo il Mondo!
Racconti del gruppo FB
Genitori di ragazzi Down - Esperienze a confronto

sabato 14 gennaio 2012

Trisomia 21

"Inizio dicendo che oggi ringrazio Dio per avermi donato il mio ometto, e che sono la mamma più felice del mondo, anche se non la pensavo così inizialmente. Una gravidanza stupenda, senza problemi, tranne che per la translucenza nucale...misurazione poco al di sotto dei limiti della norma. Non ho fatto l'amnio, ed oggi ne sono felicissima! perchè il mio ginecologo non la riteneva necessaria è tutto apposto diceva, mi sono fidata. (...) nasce Roberto, l'infermiera me lo fa vedere un attimo, solo un bacio...Me lo portano in camera, lo guardo e dico c'è qualcosa che non va tutti mi prendono per pazza.

Il giorno dopo un nuovo pediatra visita tutti i bambini del nido, viene da me con il mio cucciolo, si siede e mi dice signora ho visitato suo figlio, è un bel bambino, sta bene, solo che noi abbiamo il sospetto di una trisomia 21.
Sono entrata in un'altra dimensione, pensavo fosse un'incubo e che di lì a poco mi sarei risvegliata e nulla sarebbe stato vero. Preso il mio cucciolo tra le braccia, l'ho stretto a me ed ho pianto tanto al pensiero di come sarebbe stata la nostra vita da quel momento in poi. 

Lo guardavo, lo amavo, lui era mio figlio, nulla sarebbe cambiato, ma pensavo Dio dove sei? Perchè proprio a me?
E' arrivato mio marito, gli ho ho detto tutto...ci siamo stretti in un abbraccio io, lui e nostro figlio, abbiamo pianto insieme, ma abbiamo capito che noi da quel momento saremmo stati una famiglia, che avremmo protetto il nostro cucciolo per tutta la vita e che quell'esserino così fragile ci avrebbe dato la forza di affrontare la vita. 

Oggi il mio ometto è un bambino pieno di vita, solare, testardo ma dolcissimo. Non nego che il futuro mi fa paura, ma per ora vivo il presente con la consapevolezza che la nostra vita è cambiata...cambiata in meglio!
Il mio cucciolo così piccolo mi ha insegnato a non pensare a ciò che dice la gente e a camminare a testa alta perchè sono fiera di lui...fiera di essere la mamma di Roberto.

Mamma Rossella e Papà Marco

Bibliografia: Io e mio figlio
la nascita, il ricordo, l'Amore
...e con Amore conquisteremo il Mondo!
Racconti del gruppo FB
Genitori di ragazzi Down - Esperienze a confronto
 

venerdì 13 gennaio 2012

Il nostro contributo

"L'unica grande sofferenza che ricordo legata ai giorni della tua nascita è stata quella di non poterti vedere subito. Dopo il cesareo ero troppo debole per alzarmi e nel nostro ospedale non si usava portare i bambini alle mamme. (...) Nessuno dei medici si era presa la responsabilità di comunicarci quantomeno il sospetto della sindrome di Down. Due giorni interi...interminabili. Ero debolissima. Poi finalmente ce l'ho fatta. (...) Ti ho riconosciuto subito, eri il più bello di tutti i neonati del nido. Ti ho preso in braccio ed ho provato, per la seconda volta quella fantastica ed incredibile sensazione che si prova quando si stringe al petto per la prima volta un figlio. Brividi, calore, AMORE. (...) Benvenuto tesoro, sei stato un dono desiderato per anni. (...) Sei stato un dono bellissimo ed ancora più bello perchè raro, perchè ci hai aperto gli occhi e ci hai fatto crescere, perchè ci hai insegnato tante cose e tante altre ce ne insegnerai. Hai cambiato la nostra vita, certo l'hai resa un pò più movimentata, ma ci hai fatto comprendere il suo vero senso, quello che ti permette di riconsiderare tutto attraverso una magica lente che cancella tutto ciò che è poco significativo per calcare i contorni delle sole cose importanti. "

Sei stato, sei e sarai sempre il magnifico caleidoscopio attraverso il quale, da quel 13 agosto, oggi guardiamo il mondo. 


Mamma, papà e Simone

Bibliografia: Io e mio figlio
la nascita, il ricordo, l'Amore
...e con Amore conquisteremo il Mondo!
Racconti del gruppo FB
Genitori di ragazzi Down - Esperienze a confronto

Esperienze

Vi pubblicherò una serie di storie per mettere a confronto le varie esperienze di vita, sperando vi possano essere utili.
Queste sono tratte dal libro : Io e mio figlio
                                           la nascita, il ricordo, l'Amore
                                           ...e con Amore conquisteremo il Mondo
                                           Racconti del gruppo FB
                                           Genitori di ragazzi Down - Esperienze a confronto



martedì 10 gennaio 2012

Convegno Europeo sulla Disabilità Infantile

"I bambini diversamente abili, malgrado la loro diversità fisica o mentale, hanno la capacità ed il potenziale per affrontare le sfide della vita quotidiana, se adeguatamente integrati e stimolati. Essi rappresentano una risorsa che andrebbe maggiormente valorizzata e non messa da parte".

E' quanto ha dichiarato Roberta ANGELILLI, Vicepresidente del Parlamento europeo, responsabile per i diritti dell'Infanzia e le pari opportunità, nell'intervenire a nome del Parlamento europeo alla seduta inaugurale dell'Accademia europea dei Bambini disabili che si svolge a Bruxelles dal 26 al 28 maggio 2010.

Il Congresso che vanta l'Alto Patrocinio del Parlamento europeo e della Famiglia Reale Belga, ha riunito rappresentanti di piu´di 45 paesi del mondo accademico, scientifico, dei terapeuti della disabilità e delle famiglie attorno alla problematica della riabilitazione e dell'integrazione dei bambini disabili.

Riferendosi alla strategia dell'Unione europea per i Diritti dell'Infanzia per la quale è stata Relatrice nel 2007, l'on. Angelilli ha ricordato che i diritti dei bambini diversamente abili rientrano tra le priorità strategiche di questo piano d'azione che invita gli Stati membri a porre fine ad ogni tipo di discriminazione, promuovendo l'integrazione scolastica, sociale e occupazionale. "E' incredibile - ha aggiunto - che in alcuni Stati membri questi bambini vengono ancora inviati in scuole speciali".

"Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, grazie al quale la Carta dei Diritti Fondamentali e' diventata parte integrante del diritto dell'Unione europea - ha sottolineato Roberta Angelilli - la protezione dei diritti dei bambini diversamente abili può ora contare su una solida base giuridica".



"L'adozione nel giugno prossimo a Budapest della Dichiarazione sulla "Migliore salute, Migliore qualità di vita" promossa dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) in collaborazione con l'UNICEF e la Commissione europea, rappresenta un altro importante appuntamento - ha ricordato la Vicepresidente del PE- con l'obiettivo di migliorare l'assistenza di 5 milioni di giovani diversamente abili nell'UE, tramite misure di sostegno alla loro integrazione, all'educazione nel contesto familiare ed al miglioramento delle cure sul piano riabilitativo fisico e mentale".

Infine, l'on. Angelilli ha tenuto a ricordare l'importanza del coinvolgimento delle famiglie dei bambini diversamente abili e dei bambini stessi nell'individuare e promuovere le migliori pratiche per affrontare la problematica della diversità "dalla quale - ha concluso la Vicepresidente - abbiamo molto da imparare!".



27/05/2010                                                                                                                                                               www.eppgroup.eu

sabato 7 gennaio 2012

Chi è l'educatore?

La pedagogia ha come oggetto l'educazione, riflette su di essa e consente di metterla in pratica. L'educazione è un concetto complesso in quanto esistono più livelli e dimensioni. Essa è una necessità vitale, antropologico-sociale, culturale e individuale. E' un progetto che riguarda il bene altrui, un rapporto di asimmetria tra educatore ed educando.
L'educatore deve essere capace di restare in equilibrio tra la necessità dell'educazione e l'autonomia dell'educando. Questi sono due principi che non possono stare insieme, ma la bravura dell'educatore consiste proprio in questo.


Ingiunzione paradossale: "Io ti obbligo liberamente di aderire a quello che ti propongo"


La professione educativa ha attraversato e sta attraversando profonde trasformazioni sin dagli anni 60-70 del novecento. La flessibilità, la mobilità e l'incertezza sono alcuni elementi ritenuti centrali nel cambiamento dello scenario lavorativo contemporaneo. Le molteplici realtà lavorative degli educatori hanno formato una mappa eterogenea della professione in continuo aggiornamento. L'educatore può trovarsi ad operare con persone di età diverse e nelle condizioni più disparate, e in ognuna di queste situazioni deve possedere le competenze necessarie per affrontare la persona. Egli è un operatore che accompagna l'utente nel suo percorso di vita, cogliendo il potenziale al fine di promuovere lo sviluppo delle dimensioni dell'esistenza. Deve essere in grado di programmare, gestire e verificare gli interventi educativi dei soggetti in difficoltà al fine di raggiungere un livello sempre più elevato di autonomia. Quindi è un lavorare con l'utente per produrne un cambiamento.

La professione dell'educatore si differenzia dalle prassi educative spontanee, quelle genitoriali o parentali, per la creazione di luoghi, nei quali, la figura pedagogica, si può definire grazie alle competenze specifiche che consentono di operare dentro a tali contesti. 
All'educatore sono richiesti tre livelli di competenza relazionale:
  • saper creare, sostenere e gestire relazioni educative;
  • saper apprendere dalla relazione educativa;
  • saper riflettere su di sé, essere critici e consapevoli della propria competenza relazionale.
Dunque si può dire che il lavoro dell'educatore è un lavoro intenzionale, interpretativo, molto critico e complesso.

Bibliografia: 
Silvia Kanizsa e Sergio Tramma  Introduzione alla pedagogia e al lavoro educativo , Carocci editore.

giovedì 5 gennaio 2012

Relazione

E' più semplice abituarsi all'idea di avere un bambino disabile prima della sua nascita, o in seguito, quando è più grande a causa di malattie non subito visibili (come l'autismo, per esempio)? Sicuramente entrambi i momenti sono alquanto duri e difficili da affrontare. 
I genitori devono sentirsi rassicurati anche dalle strutture e dagli aiuti che la società offre.
Sicuramente una qualsiasi mamma che accompagna il proprio bambino a scuola, vuole sentirsi sicura che in quella struttura il suo piccolo sarà accolto e seguito da persone competenti in grado di farlo crescere.



Questo compito è assai difficile per noi educatori. Il rapporto tra educatore-genitore molto spesso è più complicato del rapporto educatore-bambino. Forse perché il genitore è protettivo nei confronti del figlio e lo difende in ogni situazione. Qui entra in gioco la bravura dell'educatore nel far vedere i progressi del bambino e le varie prospettive dell'educazione.
Il tutto viene ampliato nel caso in cui il bambino abbia delle problematiche. I genitori devono sapersi "staccare" dal proprio figlio affinché l'educatori lo accompagni e e lo supporti nel percorso. L'educatore per poter operare in modo corretto, deve possedere molte competenze e strumenti teorici.
 Deve saper scegliere la soluzione migliore per la persona che sta educando. Ma per poterlo fare deve essere in grado di progettare l'azione educativa e di darsi degli obiettivi, proponendoli per il bene del destinatario, per un preciso cambiamento che è valutato auspicabile, opportuno e realizzabile. 
La relazione è uno degli elementi costitutivi dell'educazione, infatti, affinché avvenga l'apprendimento è necessario che si instauri una relazione. Si deve perciò essere disponibili ad entrare in relazione con l'altro diverso da me con un lavoro su se stessi, l'accoglienza dell'altro, la collaboratività e la maturità. 

giovedì 22 dicembre 2011

L'influenza di bambini speciali in famiglia

La famiglia di fronte alla disabilità


In che modo la presenza di un bambino disabile influenza le relazioni familiari, le vite dei genitori e dei fratelli, il benessere generale della famiglia? Quali sono gli aiuti che la società può offrire? Il libro cerca di rispondere a queste domande presentando i risultati di una ricerca condotta su 91 famiglie di bambini con disabilità della scuola dell'infanzia e di quella elementare. Sulla base di un approccio non patologizzante, che considera la vita di queste famiglie un fenomeno complesso, difficilmente riconducibile a modelli interpretativi unidirezionali, le autrici hanno valutato l'adattamento a seguito della nascita di un bambino disabile, la percezione della situazione in rapporto ai livelli di impegno nella cura, le strategie di coping messe in atto, i diversi aspetti della rete di supporto sociale e il grado di soddisfazione espresso nei confronti dei servizi. Il testo non solo tratteggia la realtà italiana delle famiglie con un bambino disabile, ma presenta anche i principali filoni di studio che hanno orientato e orientano le scelte e l'agire degli operatori, delineando alcune linee di intervento per il supporto familiare. Unico nel panorama italiano su un argomento così cruciale, il volume è rivolto a tutte le persone (genitori, psicologi, insegnanti e operatori del settore) che per motivi professionali e personali si confrontano con gli effetti della disabilità nel contesto familiare.

mercoledì 21 dicembre 2011

Libro



Un libro per dare speranza
alle famiglie con figli disabili
Nasce dall’esperienza della famiglia Castellani di Gragnano il volume “Verso il cuore”


Chi si aspetta di leggere la biografia di Simone Castellani, il ragazzo di Gragnano - oggi 15enne -, cerebroleso dalla nascita, che grazie al metodo Doman, la caparbietà dei suoi genitori e un folto gruppo di volontari sta imparando a camminare, rimarrà deluso. Perchè l’obiettivo della famiglia nel dare alle stampe il libro “Verso il cuore” - scritto dalla zia Stefania Bettaglio - non è quello di celebrare i successi di Simone. “Desideriamo che la nostra esperienza - raccontano mamma Claudia e papà Sandro - possa essere d’aiuto ad altri genitori con figli disabili. È un progetto di informazione. Ma, soprattutto, di speranza”.

Simone, che a 5 anni era come un neonato
La diversità come valore, non come limite. Il filo conduttore delle 125 pagine che compongono “Verso il cuore” si dipana a partire dal racconto della nascita di Simone per approdare alla rivoluzione in cui tutta la famiglia Castellani-Bettaglio è stata coinvolta al momento della scoperta – a otto mesi d’età - che Simone non cresceva come i coetanei, non faceva progressi. La diagnosi è terribile, come terribili sono le parole pronunciate dai medici. Simone è ipotonico, affetto da una grave forma di immaturità muscolare. È condannato insomma a una vita da vegetale. E difatti come un neonato vive fino a cinque anni: porta le tutine intere, non ha ancora abbandonato il pannolone.  La “scossa” - come la definisce mamma Claudia - avviene seguendo al tg la notizia del ritiro del calciatore del Milan Papin, per seguire la figlia cerebrolesa con un metodo americano, inventato da un neuropsichiatra di Philadelphia. È il classico tarlo che inizia a rosicare, la scoperta della “strada” adatta a Simone. Una strada in salita, che richiede tanto impegno extra, impossibile senza l’aiuto di volontari.

Gli “angeli-volontari”
E così Sandro e Claudia fanno il secondo passo: per il bene di Simone, chiedono aiuto, raccontano pubblicamente la loro situazione. Si inizia con un avviso in chiesa dopo la messa da parte del parroco. Poi vanno in tv. La gente telefona, arriva. Più di quanta ci si aspettasse. Un esercito di una trentina di volontari, dai 40 ai 70 anni. “Ricordo benissimo – dice Claudia - il giorno in cui suonò il campanello di casa un distinto signore coi capelli bianchi per offrire il suo aiuto. «Ho 70 anni, se le telefonavo e le dicevo l’età temevo mi avrebbe detto di no – mi disse -. Sono venuto per farle vedere che posso dare il mio contributo». È diventato uno dei nostri più cari amici”.

Dalle leggi alla cucina
La testimonianza dei ribattezzati “angeli volontari” è solo uno dei capitoli che compongono “Verso il cuore”. C’è un’utile sezione sulle leggi in vigore, perchè le famiglie non siano costrette a diventare esperte anche di burocrazia. “Non sapevamo che si poteva ottenere l’esenzione dal bollo dell’auto, avere certi ausili gratis”, esemplifica Claudia. Ora, una prima infarinatura sulla legge 104 e su altre opportunità è messa nero su bianco in modo fruibile e semplice. C’è il capitolo con i “consigli utili” per trovare volontari. Ci sono perfino delle ricette, testate con l’aiuto di una cuoca professionista, che vanno incontro ai bisogni delle persone disabili, spesso affette da mille intolleranze alimentari. E c’è il capitolo “Dalla parte di mamma Claudia”, con le domande più frequenti che le vengono poste, la riflessione sulle paure e sui dubbi che colgono anche il genitore più determinato. Ma pure la forza dell’amore che sprigiona da una coppia unita, capace di aprirsi ancora alla vita, regalando a Simone una sorella, Carolina, che oggi ha sei anni.  “Non vogliamo portare la nostra esperienza a modello, non vogliamo illudere nessuno presentando i progressi che Simone ha fatto – precisa Claudia -. Vogliamo solo mettere altri genitori nella condizione di avere sul tavolo tutte le informazioni possibili, perchè poi ciascuno scelga la propria strada”.  Le persone sono diverse, non c’è una ricetta che vada bene per tutti. C’è però un minimo comune denominatore in tutti i genitori, ed è questo che il libro vuol promuovere, come spiega l’autrice, Stefania Bettaglio, la sorella di Claudia. “È il desiderio di una vita più dignitosa per tuo figlio, tuo fratello, sorella, amico, nipote... - riflette -. Il nostro è un libro per chi crede nelle potenzialità e nelle risorse che questi meravigliosi esseri di luce racchiudono”.

“Ciò che ho imparato dal sorriso di Simone”
“Il messaggio che vogliamo lanciare - conclude Stefania - è di non arrendersi, di mettersi in gioco perché ognuno possa trovare il suo percorso. Senza vergognarsi di chiedere aiuto”. Perchè se i volontari sono indispensabili alla famiglia per alleggerire il peso di un’assistenza che dura 24 ore al giorno, il rapporto che si crea va ben oltre lo slancio di solidarietà. Nasce un’amicizia, si diventa “di casa”. E - mentre si dona - si riceve.  “Quando ho deciso di iniziare questo cammino con Simone ero in un momento particolare, molto scossa per un lutto che mi aveva colpito - racconta nel libro Lella Adami, una delle volontarie -. Molti anzi mi sconsigliavano, mi dicevano che non sarebbe stato facile per me avvicinarmi a un’altra sofferenza. Invece devo molto a Simone. La sua solarità, la sua gioia, la sua simpatia e la sua grande voglia di fare le cose, a volte per lui molto pesanti e difficili, ha alleggerito in parte la mia angoscia. Con lui ho riso, e spesso ho pianto. Il suo sorriso mi porta ad abbracciarlo stretto e come d’incanto - dice - tutto passa”.
Barbara Sartori



 Estratto da Cultura & Società ilnuovogiornale, Venerdì 11 febbraio 2011



lunedì 19 dicembre 2011

Per riflettere...

"La cura" di Franco Battiato

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te

venerdì 16 dicembre 2011

Cambiare prospettiva





"Non credere che le gioie della vita 

vengano soprattutto tra le persone.
Dio le ha messe tutte intorno a 
noi. Sono ovunque. In tutto ciò
di cui possiamo fare esperienza.
Abbiamo solo bisogno di cambiare
il modo di guardare le cose."

Into the Wild


Articolo

IL NEONATO DISABILE? E' SOLO UN PESO: ELIMINIAMOLO!

Negli Stati Uniti si teorizza di lasciare ai genitori la decisione di far morire il figlio se la sua vita sarà minata da malattia o handicap
di Carlo Bellieni

Davvero le richieste di leggi per accelerare il fine vita dei pazienti gravi vanno nell'interesse del paziente? O c'è un difetto che le mina alla base? C'è chi mostra il lato nascosto della medaglia. Si tratta di un articolo sull'ultimo numero del prestigioso American Journal of Bioethics, intitolato «Una vita in grado di dare? La soglia per la sospensione delle cure ai neonati disabili», di Dominic Wilkinson, docente all'Università di Oxford. L'autore spiega così il suo pensiero: «In alcuni casi per i genitori e i medici è giustificabile decidere di lasciar morire un bambino, anche se la sua vita meriterebbe di essere vissuta». Avete capito bene: non si tratta di lasciar morire chi avrebbe poi una vita tutta fatta di sofferenza (anche se non si capisce chi decida chi misuri la sofferenza altrui e anche se sappiamo bene che le cure inutili possono essere rifiutate); ma addirittura chi avrà una vita che anche questo tipo di filosofi reputa «accettabile», seppur minata da una malattia. In quali casi?
Sostanzialmente quando i genitori sentono eccessivo il peso dell'assistenza al bambino malato. Insomma: uno sbilanciamento della bilancia della giustizia a favore dell'adulto e a spese del bambino; prevale il criterio «del peso sui familiari e sull'economia generale». E, come Wilkinson spiega, questo criterio è già preso in considerazione nei protocolli – e ne esistono – che lasciano al genitore molta discrezionalità sulla vita del neonato prematuro o sofferente.
Ovvio che i genitori debbano essere sempre e bene informati, e che possano scegliere il meglio per il loro figlio; ma questo non significa che possano decidere di lasciarlo morire se ci sono ancora serie speranze, perché loro non ce la fanno più in previsione di un handicap del piccolo; oltretutto alla nascita mancano il tempo e la serenità per un'informazione corretta. E come ameremmo che chi stende protocolli partisse inesorabilmente dalla richiesta di aiuti per le famiglie dei malati. Ma anche quando i protocolli sono meno «evoluti», le cose non ci rassicurano. «La visione ufficiale prevalente – dice Wilkinson, spiegando di volerla superare con quanto finora detto – è che il trattamento può essere sospeso solo se il peso della vita futura supera i benefici». E cita vari protocolli che invitano a fare un conto tra vantaggi e svantaggi e se i secondi sono maggiori dei primi la cura può essere arrestata.
Anche qui è chiaro come l'interesse del paziente sia trascurato: una vita triste con più sconfitte che vittorie è frequente, e non per questo non merita di essere vissuta. Perché per i neonati tante finte cautele in molti protocolli?
Non si farebbe mai per un adulto il conto a tavolino dei pro e dei contro: invece in diversi Paesi il padre può decidere di non iniziare le cure salvavita per i neonati (e non ci dicano che «il padre è sempre il miglior tutore degli interessi del piccolo»: tanti episodi di cronaca lo smentiscono). Cos'hanno i neonati meno degli adulti? E cosa hanno gli adulti disabili mentali meno degli altri, dato che anche a loro vengono riservate meno cure che agli altri, come ben mostrava la rivista Lancet nel luglio 2008?
Esistono davvero delle vite non «in grado di dare»? Noi «sani» pensiamo di aver in mano il giudizio su quale vita lo sia; finché qualcuno non giudicherà che la nostra non lo è più.
Fonte: Avvenire, 14/04/2011

mercoledì 7 dicembre 2011

Poesia

i è mai capitato di chiedervi 
come vengono scelte
le madri di figli “speciali”?

Il Signore da istruzione ai suoi Angeli:
"Giovanni e Francesca, un figlio.
Santo Protettore Matteo".
"Carlo e Laura, una figlia.
Santa Protettrice Cecilia".

Poi, passando un nome all'Angelo,
sorridendo dice:
"A questa doniamo un figlio
handicappato!".

L'Angelo un po' titubante controbatte:
"Perché proprio a questa, mio Dio?
E' così felice!"

"Appunto! - risponde Dio sorridendo -
Potrei mai dare un figlio
handicappato ad una donna
che non conosce l'allegria?
Sarebbe una cosa crudele!".

"Ma ha pazienza?",
s'informa l'Angelo.

"Non voglio che abbia
troppa pazienza,
altrimenti affogherà in un mare
di autocommiserazione e di pena…
Una volta superato lo shock
e il risentimento, di sicuro ce la farà".

"Ma…, Signore… io penso che quella donna non creda nemmeno in Te".
Dio sorride:
"Non importa, posso provvedere.
Quella donna è perfetta.
E' dotata del giusto egoismo!".

L'Angelo resta senza fiato: "Egoismo? Ma è una virtù?"

Dio annuisce.
"Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravviverà mai.
Si, ecco la donna a cui
darò la benedizione
di un figlio meno che perfetto.
Ancora non se ne rende conto,
ma sarà da invidiare.
Non darà mai per certa una parola,
non considererà mai che un passo
sia un fatto comune
e quando il bambino dirà "mamma"
per la prima volta,
lei sarà testimone di un miracolo e
ne sarà consapevole.
A lei consentirò di vedere chiaramente
le cose che vedo Io:
ignoranza, crudeltà, egoismo
e le concederò di elevarsi
al di sopra di esse.
Non sarà mai sola,
io sarò al suo fianco
ogni giorno della sua vita,
poiché starà facendo
il mio lavoro infallibilmente,
come se fosse al mio fianco".

"E per il Santo Protettore?",
chiede l'Angelo.
Dio sorride ancora:
"Le basterà uno specchio!".
Poesia regalata da un' insegnante ad una mamma di un bambino speciale.
Tratto dal link:  aifa

sabato 26 novembre 2011

Come intendiamo la disabilità

 Abbiamo l'abitudine di pensare alle persone disabili identificandole con la loro caratteristica più evidente: la disabilità.
Moscovici ci dice che quando una caratteristica di un individuo non corrisponde a ciò che ci si aspetta di vedere, sulla base di abitudini condivise, la associamo a qualcosa o a qualcuno di cui già si possiede una rappresentazione. Da queste basi si formano pregiudizi e stereotipi.

L'Organizzazione mondiale della sanità, spinge a considerare la disabilità non soltanto una caratteristica della persona, quanto come una situazione che la persona vive in un determinato ambiente, che a quel deficit dà dei significati e che a quel trauma predispone concretamente modalità di accoglienza, che possono andare dall'accettazione alla completa negazione.

Riflessioni


La nascita di un bambino è sempre un evento speciale. Ogni mamma è al settimo cielo quando riceve tra le sue braccia il suo piccolo pargolo appena nato. Questo sentimento di gioia, accade anche se i medici ti dicono: "suo figlio ha dei problemi di disabilità." ? Se, come del resto succede in questi tempi, sei avvisato durante la gravidanza, al momento della nascita sei già preparato al fatto, se non lo è il tutto può essere molto difficile.



Cosa passa nella testa di un genitore in questi momenti? C'è chi lo ama fin da subito, chi addirittura più degli altri proprio perché è speciale, chi ha un rifiuto iniziale ma poi lo riesce ad accettare, chi entra in crisi o perde la fede... Certe persone si interrogano sul perché è dovuto succedere proprio a mio figlio ma poi si rendono conto che sono state fortunate.